Pensieri sull’arte contemporanea tra i vapori

Entro in un antro umido immerso in una fitta nebbia, in centro dello spazio una specie di grande otre ricoperto da mosaico monocromo. E’ solo bello a vedersi lì in mezzo. Non sembra abbia alcun ruolo; e lì, in mezzo allo spazio tra il vapore, è bello a vedersi per la forma e per il bel colore azzurro perla delle tessere del mosaico che lo ricoprono. E’ una presenza totemica, e, mentre la guardo, mi interrogo sul senso e sul valore della bellezza.

Io penso che il bello non debba necessariamente avere una utilità pratica quotidiana. E quell’oggetto è comunque utile così, nel suo essere lì immobile a farsi guardare da chi siede attorno, come una qualcosa di realizzato appositamente per rendere felici le persone, e personalizzato con frasi e scritte ricche di emozioni e motivazionali.

E’ lì a trasmettere emozioni, sensazioni, messaggi subliminali tanti quanti sono gli occhi che lo osservano, o le mani che lo sfiorano.

Ognuno vedrà in esso qualcosa che il suo intimo vuole vedere, ognuno trarrà la sensazione che i suoi sensi sono disposti ad accogliere. Può essere anche negativa, ma pur sempre anche a lui quell’oggetto ha parlato.

E la mente vagava e io riflettevo sull’arte contemporanea, su cosa offre ai sensi quella varietà incredibile di opere che espongono al pubblico i musei d’arte contemporanea.

Discorso diverso per i musei d’arte antica e cosiddetta classica. Là è certamente più facile giudicare la bellezza di persone, forme, oggetti, paesaggi, natura che si presentano come le trovano i tuoi sensi.

A dir il vero è facile giudicare il confronto con il reale, non sempre capire, perché anche nell’arte classica oltre le immagini è necessario capire quali storie, quali miti, quali drammi o entusiasmi umani, o vite vissute esse nascondono, sotto l’immagine superficiale che vediamo.

 

Resta comunque il fatto che, anche senza essere entrati nel merito dei contenuti o delle storie, il visitatore che si trova di fronte al realismo di quelle opere è in grado, senza difficoltà, di dire “Mi piace” o “non mi piace”.

 

Di fronte all’opera contemporanea non è così, serve un passaggio in più. E’ necessario capire cosa le forme, le luci, i suoni, le istallazioni meccaniche o video più varie, prodotte dalla creatività e genialità di tanti artisti, vogliano rappresentare.

E’ necessario che la nostra mente traduca quegli oggetti in immagini comprensibili al nostro microcosmo di esperienze.

Non è certamente un percorso facile perché nel contemporaneo i movimenti emergenti sentono affievolito il bisogno di rappresentare il reale, anche se in forme “trasformate”, per andare direttamente a rappresentare la dimensione immateriale della realtà, le relazioni umane e sociali, l’inconscio, quella parte dell’individuo sempre presente ma di cui ha poca dimestichezza, il mondo immaginario dei nostri sogni.

Spesso i contenuti sono gli stessi che rappresentava l’arte classica ma trasmessi con strumenti diversi.

L’arte contemporanea non ignora del tutto alcuni principi del classico. Simmetrie, equilibrio delle forme e dei colori, prospettiva e quant’altro è presente anche nel contemporaneo, ma non si colgono con la stessa immediatezza.

Quindi è evidente che pretendere di capire l’arte contemporanea con un semplice contatto visivo è impresa faraonica per i più; è impresa difficile anche per gli appassionati e per tanti dei cosiddetti “addetti ai lavori”.

Penso all’occasione che ogni anno dispari offre ai cittadini del mondo Venezia con la Biennale Arte e penso a quale ubriacatura mentale accompagna chi esce dopo aver percorso i padiglioni dei Giardini, e poi l’Arsenale, e i padiglioni nazionali o le mostre aggregate distribuite per tutta la città.

Con il contemporaneo abbiamo bisogno di essere aiutati a leggere e capire, ma dobbiamo anche sforzarci noi di conoscere da quali confronti, da quali relazioni, da quali esperienze individuali e di gruppo siano nate le ispirazioni e le scelte stilistiche e tecniche di lavorazione delle opere.

Anche a questo servono le migliaia di mostre tematiche, antologiche, collettive, che si tengono in tutto il mondo. Servono non solo a meglio conoscere gli autori in esposizione ma anche ad entrare su quei sentieri di pensiero, scontri e confronti che sono i movimenti artistici che sono la camera di specchi che permette di capire l’autore da più punti di vista.

Dall’inserimento dell’artista sul suo movimento si è aiutati a capire la scelta dei materiali usati, le tecniche di lavorazione, gli stessi contenuti e significati reconditi dell’opera stessa. Non è impossibile allora scoprire in opere che non dicevano nulla, a prima vista, parti del tuo io che non conoscevi, momenti della tua quotidianità che non vedi, non senti, neppure intuisci eppure sono parte integrante della tua umanità.

Fa troppo caldo qui dentro e la nebbia mi pare sia ancora più fitta, devo uscire. Il tempo è volato con questi pensieri.

Guardando il totem decorato in mosaico azzurro perla mi sono dimenticato che ero entrato solo per fare un bagno turco.

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