I colloqui di selezione e l’atteggiamento del candidato

selezione del personale

Per presentarsi a un colloquio di selezione è necessario innanzitutto avere un atteggiamento giusto. Dicono gli psicologi del lavoro (quelli appunto specializzati in colloqui di selezione del personale) che l’atteggiamento giusto è quello assertivo, un neologismo non facile da spiegare ma che vuol dire una via di mezzo tra l’aggressività e la passività. Perché è indispensabile l’atteggiamento? Perché un colloquio di lavoro è diverso da un concorso pubblico; in questo caso quello che conta è la conoscenza tecnica dei temi che la commissione ha fissato: se faccio un concorso per laureati in legge per ottenere lavoro in un ufficio pubblico, dovrò dimostrare di conoscere il diritto amministrativo, le modalità di acquisto nella pubblica amministrazione, i principi di diritto civile e magari qualche cosa specifica di quel particolare posto di lavoro (se è nell’amministrazione finanziaria, dovrò conoscere ovviamente i principi del diritto fiscale, se lavoro nel campo dei beni culturali, lo specifico diritto per la tutela). Un’azienda invece non ha questi problemi, deve ovviamente valutare le conoscenze tecniche – se di lavoro tecnico si tratta – ma deve valutare innanzitutto se la persona ha le caratteristiche psicologiche per coprire un particolare ruolo. Se l’azienda, ad esempio, ha un clima orientato fortemente ai risultati, è necessario che chi ci lavora sia capace di lavorare in condizioni competitive; se il lavoro è per progetti, e quindi privo di standard troppo ripetitivi, il candidato deve essere capace di lavorare sotto stress. Ci sono poi lavori in cui la componente di personalità e atteggiamento è prevalente rispetto a quella tecnica: un lavoro commerciale in un’azienda che fa vendita telefonica (ad esempio Accueil, leader di mercato nel settore della telefonia outbound, cioè orientata alla commercializzazione, che chiama i clienti e non attende le chiamate) la componente tecnica del lavoro è ridotta, quello che conta è la capacità di relazionarsi. Eccoci all’assertività. Un consulente telefonico che chiama un cliente che non aspetta la telefonata, deve dimostrare sicurezza e tranquillità, deve dimostrare di essere sicuro di sé e della propria proposta, senza però essere aggressivo, senza voler imporre il proprio punto di vista, ma senza subire le posizioni dell’interlocutore. E tutto questo si può capire in un colloquio, anzi è la prima cosa che si capisce: si è capaci di intrattenere con il selezionatore un rapporto di fiducia e di ascolto? Capaci di interloquire in modo rispettoso e paritario? Con tranquilla convinzione nelle proprie opinioni? Assertivi, è la prima legge del buon colloquio.

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