Storia del Quartiere Coppedè di Roma

Roma, come tutto il mondo sa, è un vero scrigno di tesori a cielo aperto che non riguardano soltanto l”età aurea dell’impero. Un’esempio di come si può fare ancora arte nella città che più di tutte conserva tracce storiche e architettoniche mirabili, è il quartiere Coppedè.

E’ situato tra i quartieri Trieste- Salario e Parioli, in una zona che fa da raccordo tra il centro storico e le costruzioni relativamente più recenti. Il suo nome si deve allo stesso architetto di origini fiorentine, che lo progettò intorno al 1915: Gino Coppedè e il caso è unico nel suo genere.

L’eccezionalità di questo quartiere affascina ancora oggi i visitatori, perché contrariamente alla prevedibilità dello stile pre-fascista del tempo, ogni palazzo sembra uscito da un libro di fantasia.

Lo stile Coppedè è unico nel suo genere perché è espressione del periodo liberty, ma presenta delle decorazioni barocche, fino a elementi dell’Art Decò, che risentono anche dell’arte gotica e di quella greca. Un vero spettacolo.

Il quartiere Coppedè di Roma, anche se relativamente recente, si è saputo inserire nel tessuto urbano in modo stupefacente. L’architetto ha dovuto attenersi a quello che era il piano regolatore della capitale stilato nel 1909.

Le nuove costruzioni gli erano state commissionate dalla Anonima Cooperativa Moderna dei Cerruti che volevano un complesso residenziale borghese, con l’intento di stupire ed essere nello stesso tempo elegante. L’obiettivo fu raggiunto circa 7 anni dopo, nel 1921, la data riportata sul grande arco che segna l’ingresso nel quartiere.

Il progetto iniziale era di costruire 27 villini e 18 palazzi, ma in realtà non fu mai compiuto, anche per la morte dello stesso Coppedè nel 1927. Alcune costruzioni furono infatti completate dall’architetto Paolo Emilio Andrè. Il cuore del quartiere è Piazza Mincio.

Appena varcato il grande arco si passa dal caos cittadino a strade più tranquille, che catturano lo sguardo. Il quartiere Coppedè è anche noto come “quartiere degli ambasciatori”, perché proprio in quei palazzi si trovano diverse sedi estere.

La storia del quartiere Coppedè si è intrecciata con grandi eventi storici, perché fu costruito nel cuore della I guerra mondiale e poco dopo l’esposizione universale del 1911. Questo per l’architetto rappresentava un banco di prova difficile, visto che la città si era arricchita di nuovi palazzi come il Museo Nazionale di Arte Moderna, il Palazzo della Marina, lo stesso Altare della Patria, il Palazzo di Giustizia.

Forse fu proprio l’imperiosità di questi palazzi e la voglia di sorprendere tutti, che lo portò alla costruzione di villini che sembrano piccoli castelli, dipinti all’esterno e usando materiali come il legno e il travertino, ma anche la pietra. Nella storia del quartiere c’è anche un’aspetto misterioso: si racconta sostengono che per sue vie sia carico di simbolismi esoterici, forse per le figure grottesche e i grandi mascheroni che si trovano disseminati ovunque.

In realtà Coppedè prese ispirazione dallo stile Liberty europeo che era già in voga a fine ‘800 e dal movimento britannico Arts & Crafts con a capo William Morris, precursore sorprendente dei moderni designer. Oggi chi visita il quartiere (qui si possono trovare maggiori informazioni sul quartiere Coppedé), ha la sensazione di entrare in una dimensione fatata, i cui decori sono così fitti da non riuscire a scorgerli tutti insieme, se non soffermandosi a contemplarli.

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