Diastasi addominale: come trattarla chirurgicamente

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Pensiamo di trovarci di fronte una donna verso la fine della gravidanza.

Sul suo ventre si può facilmente notare una striscia che lo attraversa longitudinalmente.

Questa è la linea alba, formata di tessuto connettivo (molto resistente ma poco elastico).

Durante la gravidanza, complici gli ormoni che dilatano l’utero, questa linea si apre separando la fascia destra dei retti addominali da quella sinistra onde lasciare spazio alla naturale crescita del bambino.

Dopo il parto col tempo i muscoli riprendono le loro dimensioni e la linea si richiude.

Questo sarebbe il normale corso delle cose.

Può succedere però che la linea abbia perso la sua forza e i muscoli non riescano più a richiudersi formando un solco percepibile alla palpazione.

Questa divisione dà origine alla diastasi del retto addominale.

Sebbene sia soprattutto prerogativa femminile questo evento può colpire neonati e uomini.

Nei neonati la possiamo riconoscere dalla presenza di una cresta visibile al respiro.

 

Come puoi accorgerti di avere la diastasi

 

In due modi, o attraverso esami specifici tipo un’ecografia o un esame clinico.

Oppure te ne accorgi da solo, perché, nel caso delle donne, la tua pancia assume forme strane, si dilata e si gonfia come se fossi ancora incinta, avendo forti dolori allo stomaco e alla schiena.

Anche l’ombelico assume forme strane, sembra di averlo fuori dalla pancia.

 

Cause della diastasi

 

Oltre alla gravidanza possiamo trovare altri motivi scatenanti questa separazione.

Peso eccessivo, colpi di tosse frequenti, sforzi nel sollevare pesi (sul lavoro o in palestra), debolezza muscolare, intensi conati di vomito.

Anche la debolezza muscolare dovuta talvolta a fattori genetici può portarla.

 

Effetti della diastasi del retto addominale

 

Oltre ai riscontri meramente estetici la diastasi può provocare effetti funzionali.

Debolezza e dolore alla schiena, dolore alle anche ed al bacino, incontinenza, gonfiore, ernia, difficoltà respiratorie e digestive, peristalsi visibile ad occhio nudo, senso di pesantezza al pavimento pelvico e postura sbagliata (iperlordosi) sono gli effetti che la diastasi può provocare.

Tutto ciò rende necessario, se non eliminarla, fare in modo di attenuarne gli effetti indesiderati.

 

Soluzioni e cure

 

La prima opzione potrebbe essere la ginnastica hipopressiva, permette di rinforzare i muscoli addominali senza traumatizzarli come succederebbe facendo gli addominali tradizionali.

La seconda è di tipo passivo tramite l’utilizzo del moderno taping elastico che contrasta la spinta verso l’esterno della massa interna addominale fungendo da linea alba.

 

Approccio chirurgico

 

Viene incisa la cute fino al raggiungimento della parete posteriore della diastasi, si scolla il piano cutaneo da quello fasciale e, se possibile si utilizzano i tessuti del paziente che suturati si richiudono.

Nel caso ciò non fosse possibile si utilizzano reti protesiche riassorbibili (dexon mesh) o non riassorbibili (prolene mesh).

Ovviamente come in tutti gli interventi andranno monitorati ventilazione e battito cardiaco.

Ove fosse necessario si dovrà rimuovere l’eccedenza adipo-cutanea tramite un taglio da cresta iliaca a cresta iliaca.

Ultimato l’intervento si sutura l’incisione, si pongono due drenaggi in aspirazione e si metterà una panciera elastica per un mese circa. In caso di interventi importanti potrebbe rendersi necessaria l’aspirazione di eventuale liquido di siero.

Come prassi vuole sarà necessario far indossare calze elastiche (specialmente in caso di sovrappeso) ed accostata una terapia antitrombinica tramite iniezioni di eparina.

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